Cantare e suonare

Premessa

Vi sarà certamente capitato, almeno una volta nella vita, di suonare e cantare una canzone..

Spinti dalla voglia di “urlare” la vostra canzone preferita o d’imitare il cantante che più amate.. e per tantissimi altri motivi, che non sto qui ad elencare; sta di fatto che avete per la prima volta fatto ciò che i cantautori fanno spesso: cantare e suonare un pezzo contemporaneamente!

Qui di seguito, vi proporrò una piccola introduzione al canto cosìcchè possiate meglio capire come funziona il vostro “strumento voce”; ma prima di cominciare vorrei spendere ancora qualche parola:

Cantare e suonare la chitarra, contemporaneamente, non è affatto semplice come sembra, soprattutto nei primi tempi. Dovrete allenarvi duramente sia per combinare i movimenti delle mani, che devono tenere i ritmi e/o arpeggi del brano; sia con la voce, che va modulata e intonata nei vari passaggi della canzone. Tecnicamente il vostro corpo e il vostro apparato uditivo si dividerà in due: un orecchio seguirà la musica prodotta dal vostro strumento, mentre l’altro ascolterà i suoni riprodotti dalla vostra voce, che dovrà essere a tempo e intonata con lo strumento.

Ricordate e non dimenticatelo mai che è la voce che deve adattarsi allo strumento e non viceversa!

Il ritmo, gli arpeggi e le pennate, sono isolate; nel senso che devono seguire esattamente il brano: è la voce invece che deve intonarsi allo strumento e seguire quest’ultimo. Inizialmente avrete difficoltà a tenere bene i ritmi con la chitarra, quando vi concentrerete più sulla voce, saranno le mani a scoordinarsi e viceversa; ma non preoccupatevi! E’ assolutamente normale, basterà un pò di pratica e il gioco è fatto!

Vi consiglio, se proprio avete difficoltà, d’incominciare ascoltando i brani che volete cantare, molto attentamente; per carpirne pause, ritimi ecc.. solo successivamente provate a suonare con la vostra chitarra insieme alla stessa base originale.. per poi cominciare a canticchiarne il motvo mentre si suona; fino ad utilizzare solo la chitarra e la vostra voce!

di Marco Rizzo, (RiZzUs)

Introduzione al canto

L’arte del canto si differenzia dalle altre per la peculiarità dello strumento su cui si fonda: l’apparato fonatorio, a differenza degli altri strumenti che producono suoni, possiede in sé una componente di spontaneità non trascurabile.

Mentre infatti ci avviciniamo ad una chitarra o ad un pianoforte con la necessità di imparare a decodificarne il linguaggio, prima di potercene servire per esprimere noi stessi, con lo strumento “voce” questo primo passaggio di mediazione è già stato compiuto in tenera età e perciò lo abbiamo già in parte interiorizzato.

La difficoltà sta nel conferire alla nostra voce una funzione ulteriore a quella della semplice emissione di suono, ossia la modulazione dello steso, finalizzata all’intonazione di una determinata nota o sequenza di note.
Ma partiamo dal principio, laddove il fiato prende forma attraverso la respirazione.

Respirazione mista

L’emissione dell’aria dai polmoni avviene sia a livello della gabbia toracica sia più in basso, dove un muscolo laminare, il diaframma, regola il meccanismo di risalita dell’aria. La respirazione risulta così composta da due dimensioni, quella costale e quella addominale e viene perciò denominata “mista”.

Produzione del suono

Alla sommità della trachea l’aria viene smistata dalla laringe, l’organo fondamentale per la produzione del suono, e arriva alle corde vocali, delle lamine di tessuto elastico rivestito da mucosa, le quali vibrano al passaggio dell’aria espirata producendo suoni di diverse frequenze.
La lunghezza delle corde vocali è di circa 2-3 cm; nel maschio esse sono più lunghe rispetto a quelle della donna e ne risulta una maggiore profondità della voce maschile.

Modulazione del suono

All’articolazione del suono partecipano sia le vie aeree superiori e i seni paranasali come cassa di risonanza, sia la cavità della bocca come strumento di modulazione.
Quando la voce viene fatta risuonare all’interno di queste cavità in accordo con l’oscillazione delle corde vocali si ottiene un suono potente, rotondo e pieno in ogni condizione di emissione e timbricamente omogeneo: queste sono le caratteristiche di una voce impostata.
La voce impostata (che non è una abilità naturale, ma deve essere appresa con lo studio) è il modo corretto di produrre suono con la voce e consente di cantare per un tempo prolungato senza incorrere in danni alle corde vocali.
Se invece si affida la variazione della tonalità alla maggiore o minore tensione delle corde vocali si ha una voce ingolata (cosa che avviene normalmente quando si parla). Se si canta utilizzando esclusivamente la voce di gola ci si affatica molto di più e si rischia di incorrere in lesioni delle corde stesse (edemi, noduli, ecc.).
Inoltre il suono della voce di gola è rigido e piatto, simile ad un grido (soprattutto negli acuti) e il timbro cambia a seconda della potenza e dell’altezza.
Un particolare modo di emissione vocale è il falsetto, che consiste nel far vibrare le corde vocali in modo tale da produrre note più acute con meno sforzo e avviene per stiramento delle corde stesse. Il suono ottenuto è più sibilante e meno potente della voce normale e più povero di sonorità in quanto contiene meno armonici.
Le voci dei bambini, prima della pubertà, sono chiamate voci bianche e sono adatte principalmente per cantare brani con estensione pari ad un’ottava; agli adolescenti nel periodo della muta vocale è fortemente sconsigliato di studiare canto professionalmente, onde evitare danni permanenti alla loro voce da adulti.

Registri

Il registro della voce maschile si trova un’ottava sotto quello della voce femminile. I seguenti intervalli vocali sono usati nella classificazione delle voci nella musica classica (dalla più alta alla più bassa). I primi tre intervalli sono generalmente cantati da donne e gli ultimi tre da uomini

• Soprano da Re4 a La5
• Mezzosoprano da La3 a Fa5
• Contralto (talvolta Alto) da Fa#3 a Mi5
• Tenore da Si2 a Sib4
• Baritono da Sol2 a Mi4
• Basso da Mi2 a Do4

Soprano

Contralto

Tenore

Basso

Una volta ottenuta la padronanza del mezzo vocale si può passare all’affinamento delle tecniche espressive: la dinamica nel canto è un elemento importante, in quanto ci permette di ottenere effetti diversi a seconda dell’uso che facciamo di piani e forti a livello sonoro, di rallentati e accelerati a livello ritmico.

L’importante in questi casi è che l’uso di simili accorgimenti sia consapevolmente ricercato e non dettato dal caso e per questo è essenziale che un cantante possieda anche una discreta conoscenza della teoria musicale, del valore delle note e delle pause, del significato delle battute e del tempo.

Questo si rivelerà vantaggioso in situazioni di musica d’insieme, in cui il canto è accompagnato da altri strumenti, dove avere un linguaggio comune di base permetterà una maggiore comprensione tra musicisti.

di Elena Gregori, Powered by GobiluMusic

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